MATTEO BOCCHI: IL RAGAZZO CHE TIRAVA I GIARONI

Me lo ricordo come fosse ieri quel giorno in cui Matte prese in mano una pallina da ping pong e, dopo aver fatto inginocchiare suo padre Roberto in cucina, si allontanò fino al salotto di casa sua per salire virtualmente sul monte e lanciare attraverso la porta circa 17 effetti diversi. Non so se li sognasse la notte e d’improvviso si svegliasse per appuntarseli o semplicemente li improvvisasse sul momento … sta di fatto che a quella scena assistetti appollaiato sul suo divano in compagnia del nostro amico Davide “lo Zivo” Ziveri.  Se devo essere sincero stavamo facendo merenda e di fronte a quell’episodio io e lo Zivo prima ci guardammo e poi scoppiammo in una delle più belle risate che sinceramente ricordi. La cosa davvero pazzesca però non fu tanto la risata in sé, quanto quell’attimo in cui io e il nostro prima base ci guardammo negli occhi … Fu un istante eterno, in cui sono sicuro che pensammo esattamente la stessa cosa: “Questo non è mica normale, ma diventerà sicuro qualcuno”.

Nella sua giovanissima carriera Matteo Bocchi ha vinto tutto quello che si poteva vincere … Con quella Crocetta che verrà ricordata come la squadra più forte che si sia mai vista, ha portato a casa scudetti, tornei e svariati premi individuali. Lo ha fatto rimanendo sempre se stesso, rifiutando la convocazione in Accademia e continuando per la sua strada. Lo ha fatto col sorriso sulle labbra, rispettando sempre famiglia e amici, senza mai ergersi su un piedistallo e continuando a volare basso.

E’ sotto gli occhi di tutti dove sia adesso e potremmo star qui a fare discorsi di ore su come ci sia arrivato. Io Matte preferisco descriverlo per come l’ho conosciuto … preferisco raccontarvelo come quel ragazzo che, camminando per strada, si fermava ogni due per tre a raccogliere un giarone per scagliarlo contro il palo della luce più lontano (e non sto neanche a dirvelo come andava a finire … Sdang!!). Preferisco parlarvi di Matte come di quel genio spericolato che qualsiasi cosa facesse sembrava essere solo un pretesto per fare poi quello che amava, giocare a Baseball. E così se andavamo per funghi non esisteva che non ci fermassimo a battere le castagne col primo bastone che trovava … Se andavamo in fiume non potevano mancare una mazza e 136 palline da golf da far volare oltre l’altra sponda … E poi in classe, durante l’intervallo, quando chiunque altro si sarebbe riposato un attimo, eccolo il matto tirar fuori un pacchetto di fazzoletti e mettersi a lanciare palle ferme da una parte all’altra dell’aula. E voi chiamatela follia, chiamatela sregolatezza, chiamatela genialità … io la chiamo PASSIONE. Solo oggi capisco che in quei momenti avevamo sotto gli occhi non solo un campione, ma anche e soprattutto un ragazzo follemente innamorato di questo sport, che se ne fregava di tutto quello che gli stava intorno e si lasciava trasportare dal momento.

Ah … ieri notte MATTEO BOCCHI ha lanciato 2.2 inning in triplo A senza prendere valide. Chapeaux Justin Bocchi !!