| EDITORIALE | |||||
| Lorenzo Gradali e l'esperienza coi Rockies | |||||
Per Lorenzo Gradali si chiude un anno di soddisfazioni. Esordio in serie A con buoni risultati (4 vinte – 4 perse, pgl 5.85) e poco più di un mese fa l’inaspettato e anticipato regalo natalizio. Chi gioca a baseball, da ragazzo sogna di poter vestire, anche un solo giorno, la casacca di una squadra di Major League. Lorenzo, a novembre, ha indossato quella dei Colorado Rockies partecipando per un paio di settimane al camp “invernale” della franchigia Mlb in quel di Boca Chica, Repubblica Dominicana. Questo grazie alle buone relazioni intessute da Cristiano Ronchini ed Aldo Sassi. Una doppia prima volta per lui: primo viaggio aereo “in solitario” e prima esperienza con una franchigia Pro. «Il viaggio è stato abbastanza facile, anche con lo scalo a Madrid non ho avuto problemi» racconta Lorenzo. La partecipazione al camp ha ovviamente comportato una rapida modifica della preparazione da invernale a “in-season”. Certo, ha indossato una casacca senza nome e con un numero a caso, il 57, ma l’emozione è stata comunque forte. «E’ stato molto bello, una grandissima sensazione». Gradali ha lanciato in due partite, un inning in ciascuna. Come, lo lasciamo dire a lui: «Ho fatto sei uomini in tutto con uno strike out». Non male per l’unico europeo presente e il più giovane del lotto (tutti tra i 17 ed i 20 anni con contratti “pro” già firmati mentre lui 17 li farà il prossimo 11 gennaio). Anche se l’emozione lo ha tradito al primo lancio come racconta ridendoci su. «Il primo lancio l’ho tirato praticamente sull’erba prima del piatto. Ma il coach, che faceva l’arbitro dietro casa base, mi ha detto di stare tranquillo perché avevo tirato bene in bullpen». Alla fine, contento lui ma anche il pitching coach dei Rockies. «Mi ha messo a posto un po’ la meccanica e mi ha insegnato un po’ la strategia di lancio in partita. Mi ha fatto i complimenti ma mi ha detto che ho ancora molto da lavorare, soprattutto aumentare la velocità» racconta Gradali jr «Là tiravano tutti la dritta sopra le 90 miglia. Infatti mi hanno fatto tirare spesso il cambio. Bene il controllo e la varietà di lanci». Gli è stato offerto di tornare un mese a marzo ma … «non posso accettare sia per la scuola che per la Crocetta perché devo fare la preparazione con la mia squadra. Però sarebbe bello tornarci magari l’inverno prossimo». Da lasciare “in dote”, Lorenzo si era portato tre punte di Parmigiano-Reggiano per i coach dei Rockies. Meglio del “platano”. A casa Lorenzo non si è portato un “platano” bensì la casacca dei Rockies, e non solo, che è accuratamente riposta nell’armadio. E quando si parla di casacca e di Rockies il suo viso s’illumina. «Sì sognare la sogno: una casacca Rockies con il 99 sarebbe molto bello. Si lavora duro per arrivare il più lontano possibile». E che lontano sia. Intanto: buon 2012 con la Farma.
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