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Capita spesso sfogliando vecchi album di fotografie di soffermarsi su uno scatto che, come se premessimo il tasto play di un lettore dvd, ci fa rivedere il film di un pezzo importante della nostra vita. Sono flash, che messi uno accanto all’altro, scatenano una valanga di ricordi ed emozioni capaci, a volte, di provocarci brividi che ci attraversano, come un fiume in piena, il corpo dalla testa ai piedi. A me è capitato l’altra sera. Riordinando un vecchio armadio, mi è finita tra le mani un’immagine di mia figlia che, con il volto segnato dalla tensione, si dirigeva, con la mazza appoggiata sulla spalla, verso il piatto di casa base. La scritta sul retro diceva: “stagione 2007: open game Crocetta – Tigers Parma”. Da quello scatto è iniziato il mio personale viaggio nei ricordi di questi tre, meravigliosi, anni. Quel giorno lo ricordo come fosse ieri. Si trattava della prima volta che i nostri ragazzi si trovavano, sul monte di lancio, un giocatore avversario e non il proprio allenatore che lanciava palline “da sotto” fino a quando una di queste non veniva colpita dall’improbabile battitore. Ho subito ripensato al viaggio in macchina per raggiungere il campo, durante il quale avrò ripetuto centinaia di volte all’Elisa che i lanci fuori misura andavano lasciati stare e che dopo quattro balls sarebbe potuta andata in prima base. La lezione a qualcosa servì: al primo turno di battuta subito una base regalata. Da li, approfittando dell’insicurezza del lanciatore, anch’egli all’esordio, seguirono tante “rubate” che portarono alla segnatura del suo primo punto. Al termine della partita uscimmo sconfitti di misura, ma dentro di noi eravamo convinti di aver fatto un figurone contro una grande squadra. A fine campionato perdemmo tutti gli incontri e i Tigers si classificarono penultimi con due sole vittorie all’attivo. Però, ugualmente, tutti i sabati eravamo sulle tribune a tifare per i nostri ragazzi, nella speranza di vederli segnare anche un solo punto che per noi avrebbe significato, comunque, un passo in avanti. A settembre l’acuto che cancellò in un attimo tutte le delusioni della stagione appena trascorsa. Chi non ricorda la prima vittoria al Torneo di Langhirano proprio contro i padroni di casa? Un’emozione indescrivibile. Una gara punto a punto che ci vide trionfare all’ultimo inning. Ci guardavamo increduli. I ragazzi che rotolavano sul campo quasi avessero vinto le World Series. A livello di emozione non ci andammo lontano. Nell’anno successivo la memoria mi rimanda immediatamente ai due Tornei estivi di Collecchio e Piacenza. Durante il primo mi trovavo al lavoro quando ricevetti le prime notizie. Non ricordo chi fosse l’avversario ma le parole di mia moglie furono più o meno queste “Siamo a metà partita perdiamo 4 a 0”. Un attimo dopo un urlo: “Abbiamo segnato un punto ti richiamo alla fine”. Dopo una mezz’ora squillò di nuovo il telefono. Una voce completamente afona mi informò della vittoria per 6 a 4. Incredibile. Nel pomeriggio un’altra vittoria, questa volta contro il Sala Baganza. Delirio collettivo. Tutti a controllare il nome del prossimo avversario, mentre Cesare, sconcertato, prendeva atto che bisognava giocare un’altra partita. Il giorno seguente battemmo per la prima volta i Tigers aggiudicandoci il quarto posto. A Piacenza ancora quarti con le vittorie contro Codogno, Piacenza e Torino. Grandi partite e grandi risate soprattutto al termine della giornata, quando passammo la notte tutti insieme a dormire in un hostello. Quest’anno è storia recente. La Winter League a Bologna. Le bellissime vittorie contro Carpi, Junior e Bologna. Il campionato chiuso al terzo posto con sole 5 sconfitte. Le emozioni ancora fresche dei Tornei estivi Due Torri, Fainardi Sala Baganza e Collecchio. Il secondo posto al Torneo di Godo con sei giocatori Crocetta a rappresentare la franchigia parmigiana. Ormai siamo diventati grandi in tutti i sensi. Da quella foto sono passati poco più di due anni ma guardandoli oggi, i nostri campioni sono cambiati davvero tanto. Il tutto si è concluso ieri pomeriggio con il pranzo finale e i relativi saluti. Erano presenti quasi tutti i protagonisti dell’avventura, preoccupati e perplessi per quello che sarà il futuro sportivo dei ragazzi. Belle sensazioni. Di sport, di amicizia e di sano divertimento. Forse non passeremo alla storia come una grandissima squadra di baseball, ma come una grandissima squadra questo si. Purtroppo l’anno prossimo questo gruppo dovrà necessariamente subire dei cambiamenti per motivi di età e sesso. L’Elisa, per esempio, non ne potrà più far parte. Per questo voglio personalmente ringraziare la Crocetta come società, tutti i tecnici e i dirigenti che ci hanno accompagnato in questi anni oltre, naturalmente, ai genitori con i quali abbiamo condiviso un’esperienza unica e, per noi, indimenticabile. Mentre scrivo ho un magone grande così, per cui stringo tutti in un grande ideale abbraccio per non dimenticare nessuno. Mi auguro vivamente che qualcuno dei nostri ragazzi possa arrivare in alto in questo sport, sono però certo, in ogni caso, che ognuno di loro, magari fra cinquant’anni, parlando con amici o nipoti, affermerà con orgoglio “IO HO GIOCATO NELLA CROCETTA”. |
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