CURIOSITA'    
       
  Bravi in campo ma anche bravi a scuola  
 

Inventa come vorresti che fosse la tua giornata tipo fra sei anni, evidenziando un avvenimento che vorresti che accadesse in quel periodo partendo dall’idea che in questa stanza scende una macchina del tempo:
Oggi è un giorno normale, come tanti altri. Sono le 7,55 e sto per entrare a scuola. Mi giro e una cosa attira la mia attenzione; non so cosa sia, vado a vedere. E’ una macchina del tempo. Matteo mi chiama: “dai Manu, entriamo a scuola” e io: “soltanto un attimo”. Ma ecco che si apre una porta sul retro e ne esce una luce abbagliante, non so cosa fare: sono indeciso se entrare o andare a scuola. Intanto nel cortile della scuola non c’è più nessuno. Sono troppo curioso, entro. All’interno sembra il paradiso dei diamanti; è ricoperta da pietre preziose in ogni angolo. Sbadatamente mi giro e prendo contro la leva che fa azionare la macchina. La porta si chiude all’improvviso, cerco di riaprirla ma non c’è nulla da fare, sono rimasto chiuso dentro. Cerco il quadro dei comandi e lo trovo sul soffitto della macchina. Non ci arrivo e penso di togliermi la scarpa; la tiro verso l’alto e colpisce il bottone +6. Si accendono i motori che fanno un frastuono fortissimo e mi chiedo come gli altri non possano sentirlo. Ho paura, chiudo gli occhi e penso ad una cosa che mi tranquillizza: il baseball.
La macchina parte verso il cielo; stacco qualche diamante dal vetro per vedere all’esterno.
Mi sembra di essere il pilota di un aereo da caccia. Mi metto il giubbotto perché la temperatura sta diminuendo e ho molto freddo. Il tempo sembra passare velocissimo e mi poi mi addormento. Sveglio mi sento diverso; mi specchio e vedo che sono più alto e fisicamente più sviluppato.
Sono vestito in tenuta da gioco, come se dovessi fare una partita. Esco dalla macchina, atterrata mentre stavo dormendo e vedo che all’esterno c’è un campo da baseball immenso. Per terra trovo un giornale, scritto in inglese. Leggo 22 ottobre 2014, Giornale d’America. Urlo fortissimo, così forte che un signore a 400 metri di distanza riesce a sentirmi. Corre da me. Non ci posso credere, è Derek Jeter, il più forte giocatore di baseball al mondo. Sono emozionantissimo. Mi chiede (in inglese): “Sei qui per giocare le world series?”. Io penso che le world series siano le partite più importanti di sempre. Sono capitato qui per caso ma un’occasione così non capita più nella vita e così decido di rispondergli di si. Gli rispondo in inglese e mi accorgo di essere bravissimo a parlarlo. Lui mi dice: - come and “dance” with we- (vieni e gioca con noi). Lo seguo fino all’ingresso e vedo tutte le più grandi star del baseball americano tra cui il mio idolo David Ortiz. Mi schiero con la sua squadra e cominciamo a riscaldarci. Passa un’ora, due e finalmente cominciamo a giocare. Mi rendo conto di vivere il sogno più grande della mia vita. Sono secondo in battuta, posizione molto importante. Il primo va out e io come lui. In difesa battono su di me che corro velocissimo e prendo la palla al volo. Torno in battuta al quarto inning e va un po’ meglio della prima volta: faccio una battuta dietro la seconda base, è valida. Mi sembra impossibile essere riuscito a fare una battuta contro Tim Wakefild. Gli avversari ci fanno 2 punti e noi nemmeno uno. Siamo al nono ed ultimo inning;vado alla battuta con le basi piene. E’ il momento più importante della mia vita e se batto abbiamo vinto. Il lanciatore è il mio preferito, Mariano Rivera. Mi lancia la palla ai 103 miglia, il lancio più veloce che esista. Non lo vedo neanche. Il secondo lancio è un po’ più lento ma non lo prendo lo stesso. Mi guardo attorno e sulle tribune ci sono tutti che mi fischiano. Chiudo gli occhi e giro a caso la mazza.
Colpisco la palla che va fuori dallo stadio. Abbiamo vinto. Corro subito a prendere quella palla e la faccio firmare da tutta la squadra. E’ il mio momento di gloria ma proprio sul più bello sento la mancanza dei miei genitori e dei miei amici. Voglio tornare indietro e così, di nascosto, torno alla macchina che però non vuole aprirsi. Con la mia pallina spacco il vetro ed entro, aziono la leva e la macchina si accende. Non so come schiacciare il bottone -6 ma mi viene in mente il metodo che ho usato all’andata. La macchina riparte e in batter d’occhio sono di nuovo a scuola. Prendo la mia bicicletta e mi dirigo subito in edicola. Chiedo all’edicolante se mi può consegnare la gazzetta di Parma e per fortuna leggo Giornale di Parma, 22 Ottobre 2008: Chiedo al giornalaio l’ora e lui mi risponde: - sono le 7,50 -. – Cavolo – esclamo e mi precipito a scuola.
Arrivo e vedo che fuori c’è ancora qualcuno. Corro dentro alla scuola. La prima ora c’è il tema di antologia. E’ proprio la mia giornata fortunata, scrivo questa storia e prendo 9. La prof. Mi chiede: - dove hai trovato questa storia? – “Mi è successa veramente” rispondo. La classe si mette a ridere. Tiro fuori la mia pallina e restano tutti ammutoliti. Passa un’ora, due, tre quattro e la scuola finisce. Mi dirigo verso casa e racconto tutto ai miei genitori. Nascondo la pallina in posto segreto e vado a dormire.
Manuel Piazza

 
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