NEWS SLOW PITCH    
       
  Conta che ti passa  

Contiamo i giorni, le ore, i minuti e i secondi. A furia di ballottare il guantone sul divano, si è sdrucito in una maniera schifosa.
Siamo ancora in febbraio, il tempo sembra non passare mai. Vieni, stagione di slow pitch; vieni dopo partita, con le tue pastasciutte piccanti, il vino rosso, la birra, il limoncino, il bargnolino, la grappa morbida e quella secca… il caffè bollente che ti strina la lingua ma tanto non te ne accorgi, perché sei talmente pieno che non sentiresti neanche una sbarata nei coglioni (italiano accademico di alto livello; mica per niente ho 2 lauree umanistiche – lettere e scienza della comunicazione…).
E allora, cosa siamo dietro fare? Stiamo lucidando e ingrassando le scarpette, anche se sono di plastica e non di pelle, tanto per convincerci di quel non-so-che che non lo sappiamo neanche noi. C’è un’aria di attesa e di smania insieme che ci fa friggere, non sappiamo apparentemente il perché, ma in realtà siamo ben consapevoli del nostro fremere: quindici giorni di sole filati, senza interruzioni, significano solo una cosa: la stagione è di nuovo alle porte.
Adesso vado a vedere in che armadio la rezdora ha riposto gli stretch e la sottocasacca, così non mi faccio trovare impreparato quando arriva la chiamata alle armi. Poi se mi scordo la conchiglia, pazienza, vorrà dire che se prendo una pallinata in quel posto per la seconda partita la Sonia o la Kuzza mi presteranno la loro biancheria intima per giocare.
Com’era quella canzone lì che hanno criticato a Sanremo, Laura era gay o ‘na roba del genere? Beh, vorrà dire che qualche altro genio scriverà “Giuàn ci aveva due palle così”.