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  Troppo brutti per essere veri  

Al termine degli ultimi due incontri della winter league 2009, tutti i tifosi della Crocetta si sono posti una domanda: quel’è il vero volto di questa squadra? Possibile una simile metamorfosi nell’arco di soli sette giorni?
Dov’era la squadra cinica, matura, grintosa che abbiamo tanto elogiato la scorsa settimana? Svanita nel nulla. Un monte di lancio irriconoscibile (venti basi su balls concesse in due incontri), un line up che ha messo a segno la miseria di una sola valida (sempre Jacopo) subendo una quindicina di strike out contro lanciatori bravi ma lontani anni luce da quelli che abbiamo affrontato domenica scorsa. Peccato davvero, perché la finale era assolutamente alla nostra portata. Contro gli Athletics avevamo riaperto una partita che sembrava andata dopo tre inning (da 0-5 a 4-5) per poi riconsegnarla ai felsinei nell’ultima ripresa subendo tre punti automatici a seguito di basi regalate. Facendo i classici discorsi da Bar Sport viene da chiedersi perché non si è provveduto a rivedere qualcosa sul monte nel momento in cui era evidente che i nostri pitchers erano in palese difficoltà. Purtroppo caratterialmente non siamo delle rocce per cui come ci esaltiamo in prestazioni strepitose quando le cose vanno bene, altrettanto facilmente crolliamo psicologicamente dopo una serie di lanci sbagliati. A sostegno di questa tesi viene peraltro l’ottimo rendimento di Dacco nell’ultima parte della gara contro Carpi. In ogni modo le lacune più vistose vanno ricercate nel box di battuta dove proprio non vediamo la palla. Probabilmente la lunghissima sosta invernale ha fatto si che arrivassimo a questa manifestazione ancora troppo in ritardo rispetto ai nostri avversari. Il tempo per migliorare non manca, comunque non sottovalutiamo questi campanelli di allarme. Del resto questi tornei precampionato servono appunto per accendere la spia delle cose su cui occorrerà insistere maggiormente.
Venendo alla cronaca va segnalato il punteggio della semifinale vinta dagli Athletics per 8 a 4 con la nostra squadra che non ha usufruito dell’ultimo attacco in quanto ormai ininfluente, oltre alla sconfitta subita nella finalina contro Carpi per 6 a 2 in un incontro che non ha avuto praticamente niente da dire in quanto dopo due sole riprese i romagnoli conducevano già 6 a 0.
Alla premiazione, nella quale non è stato consegnato nemmeno un porta chiavi ricordo ai partecipanti (va bene la crisi però . . . ) il nostro Giona ha ricevuto il premio come miglior giocatore della Crocetta. Con tutto il rispetto per il vincitore mi sono chiesto cosa doveva fare Jacopo per vincere il trofeo. Probabilmente dovrà imparare a lanciare e ricevere contemporaneamente mantenendo inalterata la media battuta.