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  Stavolta gli abbiamo fatto paura  

Ieri sera avrei voluto essere una cellula cerebrale per fare un giretto nelle teste dei nostri giocatori e capire cosa può scatenarsi al loro interno per passare in tre giorni da una partita inqualificabile come quella di sabato scorso ad una prestazione perfetta come quella mostrata nella serata di mercoledì. In ogni caso possiamo dire che la lezione e le critiche feroci sono servite, e hanno portato ad una risposta sul campo forte e chiara. Contro la squadra nettamente più forte del campionato, la Crocetta ha sfoderato la partita (quasi) perfetta, soccombendo per 8 a 5 al termine di un incontro tiratissimo fino alla fine. Che la musica fosse cambiata rispetto all’ultima partita lo si capisce fin dal primo inning. Il Sala chiude a zero il primo attacco lasciando due uomini in base. Andiamo in battuta noi: subito due out facili, poi sale sul piatto il Coffro. Su una dritta del lanciatore gira uno swing perfetto: HOMERUN. Siamo in vantaggio e, soprattutto facciamo male ai nostri avversari. Le loro certezze si incrinano e cominciano a commettere errori in serie. La battuta del Coffro è stata, per loro, come il pugno di Rocky Balboa a Ivan Drago in Rocky IV anche se, purtroppo, con un epilogo diverso. Alla seconda ripresa sale in cattedra l’arbitro: un’assistenza di Faso al Coffro in prima porta il primo eliminato, ma il direttore di gara, sotto gli occhi allibiti di tutti i presenti, chiama salvo il corridore perché il difensore (secondo solo lui) era staccato dal cuscino. Il corridore arriverà poi a casa portando il primo punto al Sala. La ripresa si conclude con i nostri avversari avanti 2 a 1. Il quarto inning è fatale per i nostri colori: entrano quattro punti e il Sala si porta sul 7 a 2. Sembra finita ma non è così: andiamo a battere e, anche grazie a qualche errore difensivo dei nostri avversari che, sotto pressione diventano umani, ci riportiamo sul 7 a 5. A chiudere la ripresa ci pensa ancora una volta l’arbitro: Coffro arriva salvo in prima con il difensore che prende la pallina con il piede staccato di un buon metro dal cuscino, ma l’arbitro chiama l’out. Se due indizi non fanno ancora una prova, questa arriva nell’inning successivo: prima non viene rilevato un chiarissimo balk del lanciatore del Sala che avrebbe portato Faso in posizione punto, poi un lancio pazzo con la pallina incastrata nella rete porta l’avanzamento del nostro corridore di una sola base anziché due come da regolamento. Finisce, come detto, 8 a 5 ma l’atmosfera è pari a quella di una vittoria. Vittoria che sarebbe stata più che meritata se . . . . Va beh non importa, quello che chiedevamo: determinazione, spirito di squadra, voglia di vincere e il lottare fino all’ultimo inning e dopo aver spremuto l’ultima goccia di sudore ci è stato dimostrato alla grande. Chissà che stagione sarebbe stata