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  Sul ponte sventola bandiera bianca  
 

Ennesima sconfitta in un campionato che sta diventando un autentico calvario per giocatori, allenatori e genitori. Peccato. In un girone che sembrava cucito su misura per le ambizioni della nostra squadra, iniziato con un discreto entusiasmo a seguito della vittoria di Piacenza alla seconda giornata, si è via via spento con prestazioni sempre più deludenti ed un morale che, dopo la pesante sconfitta subita contro lo Junior due settimane fa, è irrimediabilmente finito sotto i tacchi.
La partita che, come si è detto più volte, doveva rappresentare l’inizio del nostro campionato, ha in realtà segnato la fine anticipata, pur essendo soltanto a metà cammino, della stagione 2008. Quali le cause di questa debacle? Proviamo ad analizzare serenamente ma facendo una sana autocritica le cause di questo disastro sportivo.
1. Pausa invernale. E’ risultato certamente penalizzante l’impianto nel quale ci siamo allenati. La metratura della palestra era di poco inferiore a quella della cucina di casa mia, e per poter fare qualche esercizio alla battuta gli atleti dovevano entrare due alla volta. Anche facendo un semplice bunt la pallina saltava come impazzita sulle pareti e i nostri esterni studiando le varie traiettorie sono diventati campioni di boccette e “125” ma, dopo i successi sui tavoli verdi nei locali dell’area ex Salamini, ora, sul campo da baseball non vedono una biglia.
2. Torneo indoor di Reggio Emilia. Abbiamo deciso di non partecipare pur trattandosi di una competizione di sole quattro gare (per di più giocate ogni 15 giorni) da effettuarsi contro avversari che avremmo poi ritrovato in campionato. E’ giusto tener nascosti i propri assi nella manica, ma quando si possiede solo il due di coppe quando c’è sotto bastoni si può anche rischiare qualcosa.
3. Lanciatori. Il monte di lancio che rappresenta, a questi livelli, il ruolo principale sul quale costruire le vittorie è stato sicuramente preparato in modo approssimativo. Se ci fossimo avvalsi dell’aiuto, anche saltuario, di qualche pitching coach, probabilmente avremmo evitato di trasformare il campo da baseball in un tiro a segno dove, al momento del caricamento, lo speaker dello stadio urlando “pull” invitava i tiratori a sparare sulla pallina.
4. Ricevitori. E’ il ruolo che ha dato i risultati più confortanti. Hanno più o meno fatto tutti il loro dovere. E’ normale che per prendere certi lanci, più che di un catcher ci sarebbe stato bisogno del miglior Buffon.
5. Esterni. Ruolo dimenticato da Dio. I frequentatori di quella zona del campo (i più sfigati del roaster tanto per essere chiari) raramente sono stati considerati atleti su cui fare affidamento. Va però detto che anche da parte loro non è stato fatto il massimo per farsi di essere presi in considerazione: clamoroso l’episodio verificatosi durante l’inning decisivo della partita contro lo Junior, che ha visto i nostri campioncini organizzare, all’insaputa di allenatori e genitori, una festa di compleanno alla quale hanno preso parte tutti i rispettivi compagni di classe. Uno di loro, scambiando la pallina da baseball per un cannolo siciliano, l’ha inghiottita procurandosi un blocco intestinale che ha costretto l’arbitro ad interrompere la partita fino all’arrivo dell’ambulanza.
6. Formazione. Sempre la stessa dalla prima all’ultima partita. Se nello sport vige il proverbio “squadra che vince non si cambia” nel nostro caso qualcosa da rivedere probabilmente ci sarebbe stato. Addirittura ci sono giocatori che ormai considerano la zona adiacente le basi di loro proprietà. Clamoroso il caso di un interno che ha costruito un mini appartamento sul cuscino a lui assegnato per poter guardare la partita comodamente seduto sul divano. E’ stato bloccato appena in tempo mentre stava installando un parabola per vedere Sky con una scheda tarocca. Un altro è stato sorpreso e puntualmente richiamato mentre segnava il territorio sul piatto di casa base.
7. Allenamenti. Il diamante dopo le ore 17.30 (quando manca un’ora al termine della seduta) viene regolarmente invaso da altre squadre che si cimentano in diverse attività. Abbiamo visto per esempio i ragazzi A organizzare una gara di motocross, mentre gli allievi hanno dato vita ad un rave party nel quale circolavano le sostanze più strane. Venendo a contatto con alcune di esse i nostri lanciatori hanno iniziato a lanciare strike ad un ritmo infernale. Alla vista del medico della società i pitchers sono stati caricati in fretta e furia su di un pulmino con destinazione Marore presso il centro di Betania.

Queste ed altre considerazioni sono state approfondite durante la 115^ riunione di questa stagione tenutasi nella giornata di sabato dopo l’entusiasmante partita contro i Tigers. In questa sede i giocatori hanno manifestato senza peli sulla lingua tutte le loro perplessità. Magari la settimana prossima parleremo proprio di questo.
Anzi no . . . forse è meglio calare un velo pietoso.