| |
Che fantastica partita quella giocata ieri dai nostri ragazzi! Finalmente dopo mesi e mesi di sacrifici e sofferenze abbiamo potuto assistere ad uno spettacolo degno di questo nome. Concentrazione, rabbia, determinazione e voglia di vincere hanno contraddistinto la prestazione della squadra di Via Madonna dell’Aiuto che per tutto l’incontro ha concesso poco o niente agli avversari.
Ma iniziamo la cronaca di questo incredibile ed emozionante incontro che ha tenuto il numerosissimo pubblico incollato alle tribune con il fiato sospeso per oltre due ore di gioco. Partiamo in difesa e al primo inning il nostro lanciatore distrugge i battitori avversari con tre strike out consecutivi. Il morale è a mille: ci presentiamo al box di battura con lo sguardo della tigre e gli occhi iniettati di sangue. Una valida ed un fuoricampo ci portano subito sul 2 a 0. Guardiamo spavaldi e compiaciuti l’espressione smarrita dei nostri avversari: hanno paura di noi. Seconda ripresa. Un kappa, e un doppio gioco interbase-seconda-prima e l’attacco del Collecchio è già terminato. Noi andiamo decisi a chiudere la partita ma è bravo il pitcher avversario a mettere la museruola ai nostri battitori.
Terza ripresa. E’ il momento peggiore: due fuori campi e due valide portano in vantaggio i collecchiesi. Noi subiamo il colpo e non battiamo nulla. Siamo sotto 3–2. Ma eccoti la Crocetta che non ti aspetti. Quando tutti si aspettavano di vedere il solito finale dimesso, i nostri eroi tirano fuori le unghie e reagiscono come belve ferite. Due inning, il quarto e il quinto nei quali dominano i lanciatori e arriviamo al nostro attacco nella seconda parte del quinto. Qui inizia un thriller degno del miglior Martin Scorsese. Una base su ball e abbiamo un corridore in prima. L’adrenalina è a mille. Il secondo del line up spara un doppio tra la terza e l’interbase che porta a casa un punto e un uomo in seconda.
Siamo in parità. E qui ricominciamo a soffrire. Due strike out e sembra che si profilino gli extra inning. Ma siamo ancora vivi: arriva un altro doppio che porta a casa il punto del vantaggio. Adesso siamo davanti. Bisogna mantenere il vantaggio per un altro inning.
Si ricomincia. Primo out con assistenza 1 – 3. Due valide portano gli avversari sui cuscini di prima e seconda base. Ancora una base su ball e siamo a basi piene. Uno strike out ci fa respirare. E sono due out. Siamo al battitore successivo, speriamo sia l’ultimo. Due ball, due stike e un ball. Conto pieno. Parte l’ultimo decisivo lancio. E’ una palla veloce dritta sul piatto di casa base. Il nostro avversario gira e colpisce la pallina che parte come una fucilata. E’ lunga. E’ molto lunga. Il nostro esterno corre a ritroso, non la vuole perdere, non la può perdere. Il guanto è aperto e proteso verso il cielo che con il calar della sera è diventato scuro e minaccioso come i volti dei nostri atleti. In quella corsa disperata verso la pallina c’è tutta la rabbia covata in mesi e mesi di sconfitte e umiliazioni. Corriamo tutti insieme a lui, compagni di squadra, genitori, nonni e dirigenti. Non la può perdere, verso quella pallina corrono decine di guantoni. Il tuffo del nostro esterno è terminato. Il suo corpo giace disteso nella zona di campo più lontana dalle tribune. La polvere crea una nube che toglie la visuale. Cos’è successo? Tutti si guardano attoniti. I corridori rimasti in base schizzano come saette a segnare i punti decisivi. Ad un tratto, nella confusione ormai totale, qualcuno vede levarsi da terra la mano del nostro eroe che mostra trionfante la pallina ben salda dentro il suo guanto. “OUT” grida l’arbito. Abbiamo vinto, BIP la Crocetta ha vinto BIP BIP una grande partita. I nostri ragazzi rotolano nella sabbia esultanti BIP BIP BIP.
Ma cos’è questo rumore? BIP BIP BIP BIIIP. E’ tutto offuscato ma riconosco il suono della sveglia. E’ stato un sogno. Adesso ricordo come sono andate le cose nella realtà: gia . . . purtroppo la solita partita, i soliti errori, le solite dormite. Lunedì mattina. Ricomincia la settimana. L’unica cosa peggiore di una partita della Crocetta. Solo un sogno. Però è stato bello lo stesso.
I migliori: lasciamo perdere e andiamo a lavorare.
|
|