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Finalmente il campo è tirato a lucido, con un paio di bilici di terra rossa e polvere di frantoio il diamante è liscio come un biliardo e brilla sotto il vento instancabile dello stuard. Si apre il cielo, la perturbazione siberiana volge all’epilogo, il sole scioglie le nevi e i nostri eroi stanno piano piano avvicinandosi alla stazione di partenza. Campionato duro, almeno così sembra: se non ci hanno riferito delle panzane i contendenti del girone saranno Sala Baganza, Junior, Langhirano, Reggio, Oltretorrente, Crocetta A, Crocetta C: c’è del blasone in giro e c’è poco da scherzare. Con la determinazione giusta in campo i nostri tecnici si dicono ottimisti e sono sereni per ciò che riguarda le soddisfazioni che ci si aspetta di togliersi. Poi si sa, il campo è il campo e finchè non viene chiamato l’ultimo out la partita è sempre aperta. Con l’esperienza maturata in 3 anni di little league i nostri ragazzi dovrebbero essere ormai navigati alle situazioni critiche. “La cosa fondamentale”, dichiarano i tecnici “è non peccare di presunzione ed entrare in campo con l’umiltà necessaria per fare bene, non sottovalutare mai l’avversario e vendere cara la pelle; purtroppo in un epoca in cui l’agonismo del gioco ha ceduto un po’ di fronte a videogiochi e passatempo poco competitivi coi coetanei, è più difficile far sì che un bambino cerchi quella voglia di emergere a tutti i costi durante una partita, sia essa di baseball che di calcio o di qualunque altra specialità. Nel baseball in particolare, dopo che Parma ha vissuto anni d’oro e dopo essere precipitata, la fatica per rimettere a posto i tasselli non è stata cosa di poco conto. Tuttavia il movimento si è rianimato e ne è testimone principale la qualità raggiunta lo scorso anno dalla prima squadra di Parma, orchestrata da Gibo Gerali. Quando tutto il movimento della provincia si stringe attorno ad un unico obiettivo poi ne beneficiano tutti. Alla Crocetta si lavora per questo e per divertirsi insieme”. I nostri piccoletti hanno un roster di tutto rispetto, senza fenomeni ma con una squadra decisamente equilibrata: diversi giocatori possono ricoprire tutti i ruoli difensivi senza patemi d’animo e soprattutto in attacco la buona qualità è diffusa e ben distribuita. E per finire un buon inizio, il consueto monito dei nostri “insegnanti” che ci ripetono fino alla noia: Come sempre manteniamo la linea “prima studia e poi gioca: meglio un campione in meno che un bargnoclone in più”. |
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