| CURIOSITA' | ||||||
| Alfabetissimo E-K | ||||||
E
Pei nove di Mudville quel dì, cattiva prospettiva, sotto di quattro a due, un inning e finiva. Cooney out in prima e Barrows stessa sorte Grande silenzio là in tribuna, simile alla morte. Si alzavan dagli spalti alcuni invero disperati, altri ad immortal speranza restavano aggrappati. Pensavano “se Casey là piantasse un gran legnone – disposto anche a pagar sarei per tale apparizione. Prima però Flynn e Jimmy Blake giocavan per la folla il primo una macchietta, quell’altro un pappamolla; triste sedea la moltitudine, con malinconia vera, che Casey arrivasse al box poca speranza c’era. Ma Flynn sparò un bel singolo, tutti meravigliando, e il detestato Blake battè, la pallina sventrando; quando sparì la polvere e la folla osservava, Johnny era salvo in due e Flynn in terza stava. Allor dai cinquemila esplose un urlo fragoroso; grand’eco nella valle e nel vicin posto boscoso; rimbalzando fin sui monti e sul piano ritornando, chè Casey, Casey il grande, a batter stava andando. Vedevi calma in Casey mentre posto prendeva, orgoglio nel sorriso e in viso intanto che muoveva. E quando al batter di mani alzò il berretto bello, Nessun straniero dubitò che Casey fosse quello. Sfregò la terra rossa, diecimila occhi guardavano, nella casacca si pulì, cinquemila l’acclamavano. Così teneva il lanciatore la palla tremolante, Casey sfidò con gli occhi e col labbro ghignante. La sfera ricoperta in pelle nell’aria ora sfrecciava, ed altezzoso Casey ad osservarla stava. Vicino a quell’indifferente la pallina sfrecciò,. “Non fa per me” lui disse, “strike one” l’arbitro urlò. Dalle panchine scure emerse un sommesso ruggito come tempesta sul naviglio distante un infinito; “Ammazza! Ammazza l’arbitro!” eran le urla più grosse l’avrebber certo ucciso, Casey mano non mosse. Di carità cristiana Casey un sorriso concesse, frenò il tumulto al crescer sì che il gioco procedesse; ammiccò al lanciatore, la sfera ancor volò; l’arbitro urlava “strike two” mentre Casey l’ignorò. Migliaia urlaron “ladro!” e “ladro” altre eco per un pezzo; ma con un solo sguardo Casey li ammutolì con disprezzo. Severi e freddi e tesi i muscoli avean notato, sapean: Casey passar palla non avrebbe più lasciato. Sparito in viso il ghigno, in odio tramutato crudel, violento al piatto la mazza ora ha picchiato. Adesso il pitcher ha la palla, ora la lascia andare, Casey sventola forte, sembra l’aria frantumare. Da qualche parte in questa terra il sole in alto splende; la banda suona in qualche posto, il cor gioia comprende, urlan piccini, ridon i grandi, col cuore soddisfatto; ma non c’è gioia a Mudville, Casey è andato al piatto.
Libera versione italiana di “Paul” Piazza che ha voluto far conoscere anche nella propria terra d’origine il pezzo classico della letteratura dedicata al Baseball, il poemetto primordiale, il “vangelo” poetico della storia dello sport statunitense.
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