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I rimbambiti

Sembra il titolo di un film commedia formato Usa. I rimbambiti del caso siamo noi, ma niente di offensivo: rimbambiti dal caldo e dalle fatiche dell’ultimo torneo disputato allo Stuard. Sulla sedia del classificatore è rimasta quasi come tatuata un’ombra come quelle del dopo-bomba di Hiroshima; i ragazzetti ciondolano attorno ai tavoli e vaneggiano, pieni di graffi e di lividi, che una volta noi ci procuravamo nei campi e in strada e che loro oggi si procurano sul diamante; cuochi, addetti, volontari, stremati dalla canicola e dall’afa incessante mostrano la palpebra a metà e cercano refrigerio nell’ultima birra gelata spillata al bancone; guardi in campo, deserto dopo le premiazioni, e ti sembra che ci sia ancora un arbitro pronto a chiamare l’ennesimo strike e le due squadre che si battono. La fatica si fa sentire davvero, la sera riduce la temperatura di un paio di gradi, cerchi di gustarti una finale del mondiale in tivù ma sembra quasi che non stia succedendo nulla. E’ terminato l’ennesimo torneo alla Crocetta ed è stato bellissimo, il più caldo ed estenuante degli ultimi anni. Meglio così che con l’acquazzone però, perché il fantasma dell’alluvione è sempre presente fino all’ultimo istante, e quando dice davvero a San Pancrazio, son dolori. Buon riposo per qualche decade, adesso? Neanche per scherzo: un paio di atleti partiranno fra una settimana con gli azzurri diretti da Dimes Gamberini (europeo cadetti in Olanda) ed alcuni altri fra un pugno di ore saranno chiamati ad una faticaccia di quelle da ricordare: finali del torneo summer league a San Martino Buonalbergo. Chi non saprà che fare, tra una gita a Gardaland ed un tuffo al Caneva, passi dalle parti di Verona Est perché ci sarà della qualità da gustare; non ci riferiamo ai vini veneti, ma al gioco che esprimeranno i migliori giocatori del nord nati negli anni 1996 e 1997. C’è tanta Crocetta nella Franchigia di Parma e se le tumefazioni si saranno assorbite e i graffi rimarginati, ne vedremo delle belle anche lassù ai piedi delle Prealpi. Forse prima di riscrivere qualcosa in questa sezione passerà qualche settimana, quindi un paio di informazioni confermate dal “Carpana” appena concluso vanno tenute bene a mente. Siamo qualificati ai playoffs, abbiamo dimostrato di essere una bella squadra (vedi statistiche del torneo) e di non temere nessuno. Tuttavia, non siamo tranquilli. Ecco perché tra breve inizierà una fase di lavoro “crocettiana” al 100%. Con tre categorie che dovranno disputare le eliminatorie nelle fasi a concentramento (ragazzi, allievi e cadetti), la Crocetta farà quadrato e tutti i tecnici saranno impegnati per preparare al meglio le squadre. Da parte nostra (allievi) sentiamo molto il bisogno di riaffilare le mazze ad alcuni dei nostri storici uomini di punta che non hanno ancora espresso il potenziale atteso e di risistemare il controllo del bullpen, un po’ più falloso in questo periodo di quanto non fosse ad inizio stagione. La Crocetta non vince mai con un individuo e la squadra non vince mai né da sola, né con un solo tecnico: le soddisfazioni le abbiamo raccolte col sacrificio di tutti, così occorre continuare. Non abbiamo quasi mai parlato del saluto di Roy allo Stuard, come di un evento che avremmo preferito non vivere; ancora adesso non riusciamo a capacitarci, non ci crediamo quasi. Chissà, magari riservandoci una mega-sorpresa ricomparirà proprio per i playoffs… sognare non è vietato e quand’anche non fosse fisicamente presente, giocheremo con lui ancora al nostro fianco.

CIAO ROGER, GIOVANE E “VECCHIO” CAMPIONE
A soli 13 anni avere sulla casacca due scudetti tricolori e tre o quattro tornei internazionali, più le convocazioni con la Little League regionale, non è da tutti; per l’anagrafe è un ragazzo, ma per il palmares è già un veterano. Di certo Roy scegliendo la Crocetta non ha sbagliato il percorso, come la Crocetta accogliendo e crescendo Roy ha centrato un bell’obbiettivo. Peccato però, peccato davvero. Fa molto male vederlo partire, dopo aver condiviso delusioni(poche) e soddisfazioni(tante) assieme per tanti anni. Ma d’altra parte c’è anche da essere contenti per lui: tra pochi giorni sarà al sole di Santo Domingo, dove il talento viene portato a livelli da noi inimmaginabili e dove gli auguriamo di avere successi e soddisfazioni personali, senza dimenticare però che LA SCUOLA VIENE PRIMA DI TUTTO IL RESTO(auguri per il college). Speriamo di avere risparmi sufficienti a garantirci le vacanze oltreoceano, così almeno ci potremo rinfrescare assieme sotto una palma in riva al mare, una volta là. Non si può scrivere molto sulle nostre sensazioni: non si riesce a trasmettere realmente ciò che si prova in momenti come questi battendo asetticamente dei caratteri di una tastiera. A chi non l’ha conosciuto, il suo modo di essere si può sintetizzare in un aneddoto di qualche tempo fa, neanche tanto remoto, guarda caso avvenuto dove? Su un campo da baseball(ma toh…). E’ una partita tirata, delicata, di quelle che il pubblico vive coi nervi a fior di pelle; c’è un nostro uomo in seconda base e mai come in questo momento ci sarebbe bisogno di una segnatura. Roy è nel box e brandisce una mazza un po’ inusuale per la sua forma e per i loghi infrequenti stampati sul barrel. Gli avversari protestano platealmente e non vogliono che il nostro slugger utilizzi quel bastone così particolare, che sa di magico, certi che con quella mazza possa provocar loro dei “danni”. Lui, con nonchalance getta il prezioso alluminio tra le erbacce popolate dalle formiche e raccoglie nel sito più impolverato del dugout una mazza brutta, mezza ammaccata, sverniciata, un’autentica schifezza, quella che di solito si usa per picchiare i sassolini, il trentuno che non vuole nessuno, quello che del nastro dell’impugnatura ha praticamente conservato solo una vaga traccia. Ti sbeffeggiano gli antagonisti e il pubblico avversario, ridono sotto i baffi davanti a tale scena, già certi di assistere ad una brutta figura del piccolo Berroa... Prima palla … BOOOOOOM! Arriva contro la recinzione alla stessa altezza di quando stava passando sopra il piatto. Evidentemente la magia non era dentro alla mazza da duecento Euro. Buon viaggio Roger, e grazie per averci fatto vedere l’ultimo home run sotto il sole dello Stuard. Ci becchiamo sotto la palma.